Il termine varice significa dilatazione, tortuosità. La varice è quindi una dilatazione della vena che tende successivamente ad assumere un aspetto tortuoso con alterazione della parete del vaso tale da rendere difficoltoso il ritorno del sangue al cuore. Possono essere più o meno visibili in rapporto alla profondità o alla superficialità del loro decorso.
In base alle dimensioni distinguiamo:
Le ipotesi sono tre:
Una vera e propria ereditarietà non è dimostrata ma i numeri confermano indubbiamente che vi sia una familiarità.
Alcuni dei fattori che contribuiscono alla formazione delle vene varicose sono:
Un primo segno dello sviluppo delle varici può essere la comparsa di sottili linee blu che evidenziano le vene sotto la pelle. Col tempo, in mancanza di interventi appropriati, le varici si ingrossano e nelle forme più avanzate appaiono come raggruppamenti di vasi visibilmente dilatati, tortuosi e bluastri, di consistenza molle, facilmente osservabili quando la persona sta in piedi.
Il ristagno del sangue provoca nella fase iniziale gonfiore delle gambe e dei piedi, senso di peso, calore, stanchezza e talvolta crampi muscolari. Questi fastidi tendono ad accentuarsi alla sera ed in primavera-estate e, per la maggior parte delle donne, nel periodo premestruale. Successivamente compaiono capillari e varicosità e il quadro clinico tende a peggiorare.
Si possono poi verificare complicazioni come le tromboflebiti, spesso accompagnate o seguite dalle ipodermiti (infiammazioni del tessuto sottocutaneo) o dalle linfangiti (infiammazione dei vasi linfatici che accompagnano le vene nel loro percorso). Nelle fasi avanzate, quando la malattia e il paziente sono trascurati, si presentano gravi alterazioni negli scambi tra il sangue ed i tessuti fino alla formazione delle ulcere, che rappresentano la manifestazione finale dell’insufficienza venosa cronica. L’evolutività della malattia suggerisce di curarla nelle prime fasi, invece di attendere la comparsa di complicazioni.
La diagnosi dell’insufficienza venosa è essenzialmente clinica, mediante una visita specialistica. A questa è associato un esame non invasivo, indolore e ripetibile che si chiama Ecocolordoppler.
La mappatura è un esame diagnostico dedicato allo studio del sistema venoso superficiale in presenza di vene varicose. Utilizzando l’Ecocolordoppler si esegue una vera e propria mappa delle varici, analizzandone morfologia, calibro e decorso e permettendo di stabilire la migliore strategia terapeutica da attuare per ogni paziente.
La domanda che i Pazienti ci fanno più frequentemente è: «Perché eliminare le vene malate? Come farò senza quelle vene?»
La domanda è legittima e logica ma dobbiamo capire bene come funziona la circolazione nelle gambe per comprendere veramente perché eliminare le vene malate non è un problema ma una soluzione.
Nelle vene normali il sangue scorre nella direzione del cuore, nelle nostre gambe quindi dai piedi verso l’alto. Nelle vene malate il sangue scorre “all’indietro”, cioè verso i piedi. Quindi il sangue in quella vena in realtà “non scorre” e solo quando sarà tornato al punto di partenza dovrà trovare un’altra vena (normale) per tornare verso il cuore.
Eliminare le vene malate porterà quindi un miglioramento della circolazione venosa globale. Infatti in questo modo si eviterà il ristagno di sangue e il paziente proverà sollievo e soprattutto si potrà limitare il rischio di gravi complicazioni come le trombosi venose, le ulcere o le emorragie varicose.
Una terapia flebologica ben eseguita porterà a un rapido miglioramento della circolazione venosa in quanto non ci sarà più del sangue che circola in modo sbagliato. Immaginate una città nella quale c’é una strada a senso unico dove le auto entrano contromano: chiudere quella strada alla circolazione delle auto porterà solo a un miglioramento del traffico!
L’obiezione più comune, inoltre, è che la safena potrebbe in un futuro servire per un intervento al cuore o come by-pass arterioso. Questo tipo di argomento sembra però molto discutibile alla stragrande maggioranza dei flebologi; esistono tantissime alternative all’uso della safena negli interventi sul cuore ed in chirurgia vascolare ed inoltre una safena malata avrebbe altissima probabilità di chiudersi una volta impiantata rendendo inutile l’intervento (è come se si volesse cambiare la gomma bucata di un’auto con una gomma consumata o danneggiata).
Nel corso degli anni sono stati compiuti enormi passi avanti nel trattamento della malattia varicosa e si è giunti all’idea comune di dover garantire ai pazienti il migliore risultato con la minore invasività.
Tutti i trattamenti flebologici non prevedono ricovero ospedaliero e alcuni di essi possono essere praticati ambulatorialmente.
Ogni singolo trattamento deve esser scelto sulla base di indicazioni precise: ogni paziente ed ogni varice necessitano di un trattamento “su misura”. Ogni gesto deve inoltre, se necessario, esser seguito da trattamenti successivi complementari in modo tale da permettere alla gamba di raggiungere un corretto equilibrio emodinamico.