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Vene varicose: come contrastarle?

Cosa sono le vene varicose?

Il termine varice significa dilatazione, tortuosità. La varice è quindi una dilatazione della vena che tende successivamente ad assumere un aspetto tortuoso con alterazione della parete del vaso tale da rendere difficoltoso il ritorno del sangue al cuore. Possono essere più o meno visibili in rapporto alla profondità o alla superficialità del loro decorso.
In base alle dimensioni distinguiamo:

  • Teleangectasie (0.5-1 mm)
  • Varici Reticolari (1-3 mm)
  • Vene Varicose (>3 mm)

Perché si formano le varici?

Le ipotesi sono tre:

  • Un’alterazione della parete della vena che, cedendo, non permette il funzionamento delle valvole e determina un progressivo peggioramento della malattia varicosa.
  • Un’alterazione delle valvole con successivo sfiancamento della parete.
  • La frequente combinazione delle due precedenti cause.

Le vene varicose sono ereditarie? Quali sono i fattori di rischio?

Una vera e propria ereditarietà non è dimostrata ma i numeri confermano indubbiamente che vi sia una familiarità.
Alcuni dei fattori che contribuiscono alla formazione delle vene varicose sono:

  • FAMILIARITÀ: individui che hanno parenti di primo grado con varici hanno una maggior probabilità di sviluppare questa condizione.
  • SESSO: le varici degli arti inferiori colpiscono con maggiore frequenza le donne.
  • OBESITÀ: le persone obese hanno una maggiore propensione a soffrire di varici.
  • SEDENTARIETÀ: riduce l’efficienza della “pompa” muscolare del polpaccio.
  • ALTERAZIONI DELLA POSTURA: riducono l’efficienza della pompa plantare e del polpaccio.
  • GRAVIDANZA: provoca congestione pelvica, ridotta mobilità, alterazioni ormonali.
  • CONTRACCETTIVI ORALI: possono portare ad alterazioni ormonali, indebolimento delle strutture venose e perivenose;
  • STAZIONE ERETTA PROLUNGATA: le vene varicose sono più frequenti in persone costrette dalla propria attività lavorativa a stare per lunghi periodi in piedi.

Come si manifestano le varici

Un primo segno dello sviluppo delle varici può essere la comparsa di sottili linee blu che evidenziano le vene sotto la pelle. Col tempo, in mancanza di interventi appropriati, le varici si ingrossano e nelle forme più avanzate appaiono come raggruppamenti di vasi visibilmente dilatati, tortuosi e bluastri, di consistenza molle, facilmente osservabili quando la persona sta in piedi.

Quali sono i sintomi

Il ristagno del sangue provoca nella fase iniziale gonfiore delle gambe e dei piedi, senso di peso, calore, stanchezza e talvolta crampi muscolari. Questi fastidi tendono ad accentuarsi alla sera ed in primavera-estate e, per la maggior parte delle donne, nel periodo premestruale. Successivamente compaiono capillari e varicosità e il quadro clinico tende a peggiorare.

Si possono poi verificare complicazioni come le tromboflebiti, spesso accompagnate o seguite dalle ipodermiti (infiammazioni del tessuto sottocutaneo) o dalle linfangiti (infiammazione dei vasi linfatici che accompagnano le vene nel loro percorso). Nelle fasi avanzate, quando la malattia e il paziente sono trascurati, si presentano gravi alterazioni negli scambi tra il sangue ed i tessuti fino alla formazione delle ulcere, che rappresentano la manifestazione finale dell’insufficienza venosa cronica. L’evolutività della malattia suggerisce di curarla nelle prime fasi, invece di attendere la comparsa di complicazioni.

Diagnosi e mappatura delle vene varicose

La diagnosi dell’insufficienza venosa è essenzialmente clinica, mediante una visita specialistica. A questa è associato un esame non invasivo, indolore e ripetibile che si chiama Ecocolordoppler.

La mappatura è un esame diagnostico dedicato allo studio del sistema venoso superficiale in presenza di vene varicose. Utilizzando l’Ecocolordoppler si esegue una vera e propria mappa delle varici, analizzandone morfologia, calibro e decorso e permettendo di stabilire la migliore strategia terapeutica da attuare per ogni paziente.

Perché eliminare le vene malate?

La domanda che i Pazienti ci fanno più frequentemente è: «Perché eliminare le vene malate? Come farò senza quelle vene?»

La domanda è legittima e logica ma dobbiamo capire bene come funziona la circolazione nelle gambe per comprendere veramente perché eliminare le vene malate non è un problema ma una soluzione.

Nelle vene normali il sangue scorre nella direzione del cuore, nelle nostre gambe quindi dai piedi verso l’alto. Nelle vene malate il sangue scorre “all’indietro”, cioè verso i piedi. Quindi il sangue in quella vena in realtà “non scorre” e solo quando sarà tornato al punto di partenza dovrà trovare un’altra vena (normale) per tornare verso il cuore.

Eliminare le vene malate porterà quindi un miglioramento della circolazione venosa globale. Infatti in questo modo si eviterà il ristagno di sangue e il paziente proverà sollievo e soprattutto si potrà limitare il rischio di gravi complicazioni come le trombosi venose, le ulcere o le emorragie varicose.

Una terapia flebologica ben eseguita porterà a un rapido miglioramento della circolazione venosa in quanto non ci sarà più del sangue che circola in modo sbagliato. Immaginate una città nella quale c’é una strada a senso unico dove le auto entrano contromano: chiudere quella strada alla circolazione delle auto porterà solo a un miglioramento del traffico!

L’obiezione più comune, inoltre, è che la safena potrebbe in un futuro servire per un intervento al cuore o come by-pass arterioso. Questo tipo di argomento sembra però molto discutibile alla stragrande maggioranza dei flebologi; esistono tantissime alternative all’uso della safena negli interventi sul cuore ed in chirurgia vascolare ed inoltre una safena malata avrebbe altissima probabilità di chiudersi una volta impiantata rendendo inutile l’intervento (è come se si volesse cambiare la gomma bucata di un’auto con una gomma consumata o danneggiata).

Come trattare le vene varicose?

Nel corso degli anni sono stati compiuti enormi passi avanti nel trattamento della malattia varicosa e si è giunti all’idea comune di dover garantire ai pazienti il migliore risultato con la minore invasività.
Tutti i trattamenti flebologici non prevedono ricovero ospedaliero e alcuni di essi possono essere praticati ambulatorialmente.

  • SCLEROTERAPIA CON SCHIUMA: La schiuma sclerosante va introdotta in uno o più punti tramite quindi una o più iniezioni. La scleroterapia determina una irritazione della parete della vena trattata, così da ottenerne la chiusura. Avendo una densità maggiore del sangue, la schiuma sclerosante si distribuisce uniformemente sull’intera circonferenza del vaso a 360°. Il contatto prolungato tra farmaco e parete vasale induce un danno endoteliale con conseguente vasospasmo, collabimento e adesione delle pareti della varice trattata e quindi a una trombosi scleroindotta. Successivamente il processo trombotico evolverà verso la fibrosi retraente sino alla totale scomparsa della varice.
  • OBLITERAZIONE CON LASER O RADIOFREQUENZA: Con queste tecniche la vena grande o piccola safena non viene asportata ma chiusa attraverso un meccanismo di riscaldamento. La fibra laser o RF viene di solito introdotta attraverso una puntura o un piccolo taglio eseguiti sopra o sotto il ginocchio, e portata fino all’inguine sotto continuo controllo ecografico. Si esegue una anestesia locale lungo il decorso della vena da chiudere e la procedura si completa in pochi minuti e senza l’esecuzione di ulteriori incisioni chirurgiche.
  • FLEBECTOMIA SECONDO MULLER: Consiste nell’effettuare piccoli tagli (o microincisioni di 1-3mm) attraverso i quali si asportano le varici o si legano le vene comunicanti con il circolo profondo (cosiddette perforanti).

Ogni singolo trattamento deve esser scelto sulla base di indicazioni precise: ogni paziente ed ogni varice necessitano di un trattamento “su misura”. Ogni gesto deve inoltre, se necessario, esser seguito da trattamenti successivi complementari in modo tale da permettere alla gamba di raggiungere un corretto equilibrio emodinamico.

Più informazioni sugli esami e le prestazioni mediche che offriamo nel nostro
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